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Archivio di Stato di Pordenone

Tra alberi, carte e mappe...genealogia, che passione!

Intervista a Simona Cigana, utente dell'Archivio e genealogista

Particolare di un albero genealogico della famiglia Altan conservato all'interno dell'Archivio Montereale Mantica.

A - Ciao, Simona. Ci racconti chi sei e come sei arrivata all'Archivio di Stato di Pordenone?

S - Ciao. Sono Simona, ho 43 anni e attualmente mi occupo di ricerche genealogiche. Ho un passato da geometra e per una decina di anni ho esercitato la libera professione. Anni fa, per un lavoro relativo ad un mio cliente, mi sono avvicinata a quello di cui attualmente mi occupo e oggi ne sono davvero molto felice; sopratutto sono felice di poter frequentare gli archivi, di ogni tipologia. Pensandoci bene, la prima volta che sono stata in Archivio di Stato a Pordenone si trattava del 1998 o del 1999, durante il mio tirocinio da geometra: non la rammento come un’esperienza particolarmente memorabile; all’epoca non sapevo neppure bene cosa fosse un Archivio di Stato, non ricordo che a scuola me ne avessero mai parlato. Poi sono passati gli anni e per lavoro, nel 2007, sono riapprodata in Archivio. Mi stavo occupando di una successione e dovevo capire i passaggi di una piccola proprietà agli inizi del 1900; successivamente ho dovuto cercarne tutti gli eredi e ho iniziato a conoscere un altro mondo ancora, quello degli archivi parrocchiali. Nel primo in cui mi sia recata, quello di San Paolo di Pasiano di Pordenone, impegnata a superare le difficoltà imposte dalla grafia e dal latino, ho trovato un atto di matrimonio che ha colpito la mia attenzione: quello fra i miei bisnonni Cigana Luigi, detto Maronese, e Fantuz Elisabetta, sposatisi nel 1901. Trovare il soprannome scritto sulla carta mi ha incuriosito. Fin da piccola non capivo quando mi dicevano «Varda, l’è quela de Cigana» o «Varda, l’è quela de Maronese!»; scoprirlo in un atto è stato fatale: come sapete, la curiosità è donna e la donna è una brutta bestia!

A - Tu sei genealogista a tempo pieno. Ci spieghi come hai costruito questa tua professionalità e di che cosa ti occupi?

S - Quando ho dovuto ricostruire gli eredi della proprietà di cui dicevo prima, mi sono trovata spiazzata. Avevo fatto studi tecnici, sapevo progettare una casa, fare una relazione, ma non sapevo come si facesse a trovare delle persone in un archivio. Ho iniziato chiedendo informazioni in Comune, ho ricostruito pezzetto per pezzetto la storia di questa famiglia che, partendo da Pasiano, si era trasferita in diverse province e regioni, qualcuno anche all’estero. Ho ritrovato interi nuclei familiari per alcuni rami; per altri solo lacunose tracce. Man mano che il tempo passava, cercavo di capire dove cercare e trovare le diverse informazioni che potessero servire a ricostruire anche il mio, di albero genealogico. Ho iniziato con gli archivi parrocchiali a me più vicini, quelli in cui avevo più confidenza con il parroco: nel 2007 Internet era già una risorsa di informazioni ma il bello era mettere le mani nei registri. In quel periodo, però, mi sono anche imbattuta in un forum che parlava di genealogia, che aiutava gente inesperta come lo ero io a trovare informazioni, a tradurre atti in latino, a individuare siti di riferimento e effettuare ricerche all’estero. Il forum TuttoGenealogia.it è stata una risorsa per me insostituibile. Il sito è nato agli inizi del 2000 dalla passione di Luca Bertotti, che era riuscito a ricostruire il suo albero genealogico e, avendone le capacità, aveva creato anche uno strumento online che potesse essere un aiuto per gli altri. In questo forum ho trovato persone competenti che mi hanno aiutato nei primi passi della mia ricerca e, nel corso degli anni, ricerca dopo ricerca, sono stata anch’io in grado di aiutare gli altri. Il tempo e le ricerche si sono susseguite e alla fine sono entrata anch'io nello staff degli amministratori; il forum continua a crescere, si aggiorna ed è ancora un punto di riferimento per le ricerche delle persone. È quindi anche in parte colpa di questo forum se una semplice curiosità è diventata prima passione e poi lavoro: sento di avere la fortuna di essere nel posto giusto e nel momento giusto, perché posso dare la possibilità a chi risiede lontano o all’estero di poter comunque accedere agli archivi e alle varie fonti della nostra zona. Nel corso degli anni, poi, ho approfondito le conoscenze tecniche necessarie a comprendere meglio la documentazione e ho conosciuto Carlo Zoldan, insegnante e studioso, che ha condiviso con me la sua competenza sulla documentazione notarile. E così, ricerca dopo ricerca, archivio dopo archivio, mi sono inventata un lavoro.

A - Sulla base della nostra esperienza, una parte considerevole delle ricerche d'archivio riguarda la ricostruzione della storia familiare. Molte persone si rivolgono a professionisti come te o si spostano addirittura da altri paesi europei o del mondo, soprattutto dall'America del Sud, per venire in Italia a fare ricerca. Secondo te quali sono i sentimenti che li animano al punto da impegnarsi così tanto nella ricostruzione delle loro origini? Cosa provano nel momento in cui sottoponi loro i risultati del tuo lavoro?

S - Quando parlo con le persone (che mi contattano o che incontro in archivio) trovo che la curiosità sia il primo motore che spinge alla ricerca. Poi ci sono persone che sentono delle mancanze. Noi non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo. Il fatto di vivere, di conoscere i luoghi che i nostri antenati hanno vissuto, non ha prezzo. Se penso alla mia famiglia, so con certezza che ha abitato in una casa invece che in un’altra, che ha frequentato quella chiesa e che i miei bisnonni e nonni sono in quel cimitero. Chi vive all’estero e ha origini italiane ha un vuoto. La sua famiglia risiede in Brasile, in Canada o in Francia, ma sente che la sua origine è in Italia. Un'Italia che conosce per i ricordi e le storie che ha sentito raccontare ma che non ha mai visto con i propri occhi. Queste persone hanno la curiosità di sapere se quello che viene loro raccontato in famiglia sia vero, se i luoghi delle foto che ingialliscono nei cassetti siano reali. E viaggiano per scoprire e vedere questi luoghi.

A - Avresti una storia da raccontarci? Un episodio che ti ha colpito particolarmente, che ha coinvolto alcune di queste persone che ti è capitato di conoscere svolgendo il tuo lavoro in tutti questi anni?

S - Sicuramente il caso di Andreè, un ragazzo brasiliano conosciuto un'estate di alcuni anni fa. Andreè ricercava i discendenti della famiglia di sua nonna Maria. La famiglia paterna, di origine molisana, la conosceva bene e già da vent’anni ne frequentava i discendenti. Mi ha raccontato la storia di sua nonna, emigrata da Prata di Pordenone con tutta la famiglia (circa 40 persone, fra nonni, zii e cugini) per trasferirsi in Brasile alla fine del 1880. La nonna Maria incontra in Brasile un compaesano e si unisce con nonno Marco. Tra il 1890 e il 1900 nascono diversi figli. Nel 1904 si sposano. Da quel punto però nonno Marco sparisce. Dopo 145 anni, anche grazie alla comunità di utenti del forum TuttoGenealogia.it, credo di aver ricostruito quasi tutto quello che all’epoca è successo. All'Archivio di Stato di Udine è stato possibile scoprire, tramite il ruolo matricolare, che Marco è ritornato in Italia, ha combattuto nella Prima Guerra Mondiale e, purtroppo, ha anche commesso diversi reati per i quali viene incriminato da tre Tribunali diversi. L’ultima sentenza citata è del 27 luglio 1926. L’ultima annotazione è: «Morto nel Comune di Sacile il 4 Agosto 1926». Parto alla volta di Sacile, dove trovo l’atto conclusivo. Marco è stato ritrovato annegato nella Livenza, probabilmente deceduto il 4 agosto. Nell'atto di morte, redatto a settembre a conclusione dell’indagine del pretore di Pordenone, si legge: «[...] nel giorno 4 agosto corrente anno morì in seguito ad annegamento, nel fiume Livenza, nei pressi di San Giovanni di Livenza, Marco figlio di ignoti […] cenciaiuolo, senza fissa dimora». Il giornale La Patria del Friuli del 10 agosto 1926 descriveva così l'accaduto: «Sacile - Il cadavere di uno sconosciuto nel Livenza. Ieri nel fiume Livenza, presso la nostra città, veniva rinvenuto un cadavere di un uomo che non è stato ancora identificato. Dalle indagini esperite dalla autorità si esclude possa trattarsi di delitto». La domanda che ancora ci poniamo io e Andreè è se si sia buttato per disperazione, suicidandosi; non lo sapremo mai ma lui, almeno, ha potuto visitare i luoghi in cui il nonno ha vissuto. Non siamo riusciti a scoprire dove sia stato sepolto ma sappiamo che la sua vita non deve essere stata facile. Ha lasciato una famiglia in Italia e una in Brasile; per morire di stenti, da solo. La ricerca ha portato alla luce una storia triste. Ci siamo emozionati ad ogni scoperta, a volte di fronte ai nostri caffè abbiamo pianto. Ma la ricerca continua… la famiglia della nonna Maria ci aspetta.

A - Noi ci siamo conosciute in occasione delle tue interminabili ricerche sul Catasto. Ci racconti un po' che cosa trovi in questa tipologia di mappe e registri e come colleghi questa ricerca su edifici e terreni a quelle genealogiche?

S - Molto spesso mi viene chiesto: «Cosa facevano i miei nonni? Che attività svolgevano?»; altre volte: «Puoi scoprire dove abitavano?». Se penso alla famiglia di mio padre, contadina da sempre, so che è partita da Albina di Gaiarine, per passare da Orsago, Sacile (nello specifico Topaligo), Fratta di Caneva, e poi trasferirsi nel comune di Pasiano, precisamente a Rivarotta. A Rivarotta conosco le case in cui i miei parenti hanno abitato: la casa dei Sette Toc, sotto Lupis, dove mio padre è nato e ha abitato fino ai 4 anni; la casa in via Sette Casoni “visin la fossa” e per ultima la casa che hanno acquistato i miei nonni. Nelle famiglie di origine contadina, mezzadri o coloni, spesso ci si affida anche alla ricostruzione attraverso i ricordi delle persone. Diversamente, le famiglie come quella di mia madre, livellari fin dal 1700 della Fabbriceria del Duomo di Motta di Livenza, spesso capita che abbiano sempre abitato nella stessa frazione e nella stessa casa, per secoli: in questi casi le tracce documentarie sono più concrete, si possono scoprire atti e quindi relazioni. Molte di queste relazioni si ricavano proprio dalla documentazione catastale. Questo genere di ricerche consente di scoprire il territorio – come si è evoluto – e consente di far emergere i legami tra le diverse famiglie. Spesso è proprio dall'individuazione di un edificio e del suo proprietario in una data epoca che parte poi la ricostruzione genealogica della famiglia attraverso i registri parrocchiali e si possono incrociare le informazioni relative ai vari passaggi di proprietà, per esempio, con gli atti divisionali che consentono di progredire nella ricerca. Quando si inizia una ricerca non si sa mai a quali risultati porterà. Ogni ricerca ha una miriade di risvolti, di possibili approfondimenti e intrecci e il Catasto, in ognuna di esse, ha sempre una parte rilevante.

A - Esistono diversi portali online che mettono a disposizione una grande mole di informazioni anagrafiche. Tu li utilizzi? Cosa ne pensi?

S - Io sono felice quando sono in archivio. Amo guardare una mappa, prendere un registro, trovare un riferimento, passare al registro successivo! Apprezzo molto la possibilità di toccare con mano la carta e poi, un registro non è una semplice sequenza di atti, spesso si trovano appunti personali di chi l’ha redatto, schizzi che testimoniano le sue velleità artistiche o poetiche. Sfogliando i registri catastali si scoprono grafie diverse, a volte frettolose, a volte impreziosite con decorazioni. Nella scrittura di alcuni parroci si nota l’avanzare dell’età, il progredire di malattie che rendono la mano da fluida a tremolante. Ma non sempre è possibile consultare personalmente gli archivi. Alcuni sono chiusi perché i locali non sono agibili, perché non c’è personale o perché certi fondi sono talmente “fragili” che la loro conservazione è prioritaria rispetto al consultazione. Al contempo, purtroppo, ci sono anche archivi chiusi per disinteresse o per ignoranza. Oppure alcuni sono semplicemente troppo lontani per recarvisi. Ma per ogni archivio chiuso, ce ne sono mille accessibili online. Se penso al nostro territorio, la risorsa più immediata e utile è il portale dell’Archivio di stato di Udine Friuli in prin. Si tratta di una banca dati dell'anagrafe storica delle famiglie friulane ed è davvero utile per molte delle mie ricerche. Ci sono poi altri portali: penso ad Antenati, creato per contenere le informazioni tratte dai fondi di Stato Civile conservati negli Archivi di Stato e realizzato dalla Direzione Generale Archivi in collaborazione con Familysearch. Trovo interessante, dal punto di vista cartografico, anche il sito Mapire, dove si possono vedere anche alcune mappe storiche relative al nostro territorio. Abbiamo inserito collegamenti a questi ed altri portali anche nel forum TuttoGenealogia.it, dove, nella sezione link utili, si possono trovare una serie di riferimenti suddivisi per località o settori specifici di ricerca. La sezione è in costante aggiornamento e ricca di informazioni.

A - Ci racconti la ricostruzione di un albero genealogico a cui tu sei particolarmente legata? E qual è invece la ricerca più strana che ti sia mai capitata di fare?

S - Io dico sempre che non sono io a cercare ma sono loro a farsi trovare. La ricerca più bella mai fatta è sicuramente quella relativa alla mia famiglia. Iniziata per sbaglio vedendo un atto del 1901, di cui vi ho raccontato, e che pian piano si è estesa nel corso degli anni. Nel mio cercare, ho incluso avi e collaterali, persino i discendenti. È una ricerca che non ha fine. Ho ritrovato il soprannome paterno “Maronese” e la sua probabile origine; ho rintracciato il soprannome materno “Och” e quando ne ho informato mia madre l'ho sentita dire: «Ecco perché la tua bisnonna chiamava il nonno Och!». Ho scoperto, contrariamente da quanto si credeva, che la mia bisnonna materna non era figlia di N.N. (ossia di genitori ignoti), ma che la famiglia del padre, dopo che lui era morto quando lei era piccola, aveva allontanato da casa sua madre e lei, probabilmente per non spartire l’eredità di famiglia. Ho trovato il luogo di sepoltura di un fratello di mio nonno, dato per disperso in trincea in Russia. Ho cercato le case in cui hanno abitato; ho ricostruito il passato militare dei miei nonni e dei loro fratelli. Tante volte, parlando con le persone che incontro in archivio, parlo della genealogia come se fosse una malattia, ti prende piano piano e non ti lascia più. Quante volte, parlandomi delle loro ricerche, mi dicono: «Finito questo ramo, basta!»; e invece, la volta successiva, le ritrovo in Archivio e mi dicono: «Ormai ho ricostruito il mio albero genealogico, perché non fare anche quello di mia moglie, a questo punto?»; oppure: «Ho fatto il mio e parlando con una persona ho scoperto che probabilmente siamo parenti, adesso indago!». La ricerca più strana? Non credo che si possa dire ce ne siano di normali. Ogni tanto mi confronto con colleghi e amici d’Archivio e spesso mi ritrovo a dire che le mie ricerche non sono mai a caso, che tutte hanno un senso (all’inizio magari nascosto), che si ricollegano sempre a qualcosa di già fatto o già cercato. Ci sono delle coincidenze che fatico a spiegarmi. Spesso mi reco in archivio in cerca di un'informazione, non la trovo ma in un attimo faccio scoperte che non credevo possibili.

A - La prossima ricerca in cantiere? Quando torni a trovarci?

S - Spero di venire presto! Ho un sacco di cose da cercare...tanti progetti; magari passo solo per un saluto, tanto lo sapete che quando ho bisogno, non trovo parcheggio; e quando trovo parcheggio, non trovo quello che cercavo, ma magari trovo altro!

A - Grazie, Simona. Ci rivedremo presto in Archivio. Un grosso in bocca al lupo per il tuo lavoro!

S - Mi mancate! Mi mancano gli Archivi!



Ultimo aggiornamento: 24/04/2020